…per Emma Bonino anche Franco Marini: La Repubblica - 8 gennaio 2010.L’ex leader Ppi: è la candidatura più forte e autorevole e ha sempre dato prova di grande serietà di Umberto Rosso
Roma -«Al punto in cui siamo la candidatura di Emma Bonino per il centrosinistra mi sembra la più forte e autorevole. E non mi attarderei oltre nel toto-candidato, nel mettere in pista altri nomi più o meno fantasiosi». Franco Marini da l’ok pieno dei popolari alla corsa di Emma. Basta con la caccia ai nomi, e non servono a questo punto le primarie. Al mal di pancia dei teodem, l’ex presidente del Senato risponde con una scelta netta. Ragionando così: «Naturalmente questa è la mia idea, è il segretario Bersani che prende le decisioni e ha l’ultima parola. Ma penso che per il candidato nel Lazio siamo ormai al dunque, dopo la scelta dell’Udc a favore della Polverini. Che non credo sia nata da un fattore-tempo. In questo senso, le critiche di lentezza a Bersani sono “contorno”, non c’è un partito che si fa impiccare alla questione dei tempi». Dunque, la candidatura di Emma è «molto forte», in una Regione come il Lazio, con al centro una città come Roma. Marini ne ricorda il curriculum, lui stesso da presidente del Senato ne conserva un ottimo ricordo. «Una personalità autorevole, che ha dato prova di grande serietà, in tutti i suoi precedenti incarichi. Commissario europeo, ministro del governo Prodi, e anche ora sta svolgendo con competenza il ruolo di vicepresidente del Senato. Del resto, siamo stati alleati con i radicali alle elezioni del 2008, a quel 33% raggiunto dal Pd di Veltroni il partito di Pannella ha dato il proprio contributo (un 23%)». E qui, Marini va ancora più avanti. «Penso che quest’alleanza deve andare avanti. Il governo lo abbiamo perso per le contraddizioni all’interno della nostra maggioranza, non certo a causa loro». E le differenze fra i cattolici del Pd e i radicali? «Certo che esistono». Su bioetica, famiglia, coppie di fatto. Nessuno lo nasconde. Ma, per Marini, non tali da far scattare veti. «Intanto - spiega l’ex presidente del Senato - qui si tratta di dare un buon governo alla regione Lazio, di assicurare scelte sociali ed economiche giuste. I radicali si battono peri diritti civili, tema che non è una prerogativa della sinistra. Fa parte del retroterra dello stesso mondo cattolico accettare la centralità della persona. Insomma, io eviterei polemiche che ci fanno tornare indietro, a guelfi e ghibellini, dimenticando così la lezione della laicità in politica che chi ha lasciato don Sturzo». E non vede, il “padre nobile” dei popolari del Pd, nemmeno il pericolo che la candidatura della Bonino finisca per far perdere voti e pezzi al mondo cattolico, come temono invece Castagnetti e la Binetti, che minaccia di lasciare il partito. «Io questo rischio non lo vedo. I cattolici moderati sanno scegliere e distinguere fra ciò che riguarda i nostri valori etici, intangibili, e ciò che riguarda invece un voto amministrativo. Del resto, non è andata così alle elezioni del2008, non ci ha fatto perdere voti nel mondo cattolico l’alleanza coni radicali. Il Pd deve essere un partito nuovo proprio per questo, in grado di contenere sensibilità diverse. Noi cattolici democratici abbiamo le nostre». Un ultimo nodo: la strategia dell’alleanza con l’Udc. Casini che fa la politica dei due forni, in Puglia con il Pd, nel Lazio con il Pdl. In casa democratica c’è chi guarda con apprensione alla strategia di Bersani. «Coinvolgere l’Udc in un progetto politico complessivo è la strada da perseguire. Casini ha mantenuto una linea chiara, di autonomia dal centrodestra. Nessuno scandalo perciò se, alle regionali, si allea di volta in volta».
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Scritto da: donnameis
…per Emma Bonino anche Franco Marini: La Repubblica - 8 gennaio 2010.L’ex leader Ppi: è la candidatura più forte e autorevole e ha sempre dato prova di grande serietà di Umberto Rosso
Roma -«Al punto in cui siamo la candidatura di Emma Bonino per il centrosinistra mi sembra la più forte e autorevole. E non mi attarderei oltre nel toto-candidato, nel mettere in pista altri nomi più o meno fantasiosi». Franco Marini da l’ok pieno dei popolari alla corsa di Emma. Basta con la caccia ai nomi, e non servono a questo punto le primarie. Al mal di pancia dei teodem, l’ex presidente del Senato risponde con una scelta netta. Ragionando così: «Naturalmente questa è la mia idea, è il segretario Bersani che prende le decisioni e ha l’ultima parola. Ma penso che per il candidato nel Lazio siamo ormai al dunque, dopo la scelta dell’Udc a favore della Polverini. Che non credo sia nata da un fattore-tempo. In questo senso, le critiche di lentezza a Bersani sono “contorno”, non c’è un partito che si fa impiccare alla questione dei tempi». Dunque, la candidatura di Emma è «molto forte», in una Regione come il Lazio, con al centro una città come Roma. Marini ne ricorda il curriculum, lui stesso da presidente del Senato ne conserva un ottimo ricordo. «Una personalità autorevole, che ha dato prova di grande serietà, in tutti i suoi precedenti incarichi. Commissario europeo, ministro del governo Prodi, e anche ora sta svolgendo con competenza il ruolo di vicepresidente del Senato. Del resto, siamo stati alleati con i radicali alle elezioni del 2008, a quel 33% raggiunto dal Pd di Veltroni il partito di Pannella ha dato il proprio contributo (un 23%)». E qui, Marini va ancora più avanti. «Penso che quest’alleanza deve andare avanti. Il governo lo abbiamo perso per le contraddizioni all’interno della nostra maggioranza, non certo a causa loro». E le differenze fra i cattolici del Pd e i radicali? «Certo che esistono». Su bioetica, famiglia, coppie di fatto. Nessuno lo nasconde. Ma, per Marini, non tali da far scattare veti. «Intanto - spiega l’ex presidente del Senato - qui si tratta di dare un buon governo alla regione Lazio, di assicurare scelte sociali ed economiche giuste. I radicali si battono peri diritti civili, tema che non è una prerogativa della sinistra. Fa parte del retroterra dello stesso mondo cattolico accettare la centralità della persona. Insomma, io eviterei polemiche che ci fanno tornare indietro, a guelfi e ghibellini, dimenticando così la lezione della laicità in politica che chi ha lasciato don Sturzo». E non vede, il “padre nobile” dei popolari del Pd, nemmeno il pericolo che la candidatura della Bonino finisca per far perdere voti e pezzi al mondo cattolico, come temono invece Castagnetti e la Binetti, che minaccia di lasciare il partito. «Io questo rischio non lo vedo. I cattolici moderati sanno scegliere e distinguere fra ciò che riguarda i nostri valori etici, intangibili, e ciò che riguarda invece un voto amministrativo. Del resto, non è andata così alle elezioni del2008, non ci ha fatto perdere voti nel mondo cattolico l’alleanza coni radicali. Il Pd deve essere un partito nuovo proprio per questo, in grado di contenere sensibilità diverse. Noi cattolici democratici abbiamo le nostre». Un ultimo nodo: la strategia dell’alleanza con l’Udc. Casini che fa la politica dei due forni, in Puglia con il Pd, nel Lazio con il Pdl. In casa democratica c’è chi guarda con apprensione alla strategia di Bersani. «Coinvolgere l’Udc in un progetto politico complessivo è la strada da perseguire. Casini ha mantenuto una linea chiara, di autonomia dal centrodestra. Nessuno scandalo perciò se, alle regionali, si allea di volta in volta».