Ad un anno dall’elezione di Obama pubblico questo post di Alberta Rocca, che condivido pienamente, tratto dal sito www.carpedem.it
E il sogno continua
di Alberta Rocca
Un anno fa Barack Hussein Obama veniva eletto Presidente degli Stati Uniti d’America. Barack Obama, primo Presidente afroamericano, con la sua travolgente carica di promesse e i suoi ‘Yes We Can’, ha incarnato la voglia di cambiamento per milioni di americani, ha trascinato folle di simpatizzanti alle urne come mai nessuno prima ridando speranza ad una nazione in difficoltà e incoronando il sogno di Martin Luther King. Io sono stata tra i fan di Obama, ho seguito in diretta la magica notte di Grant Park, con mia figlia di 6 anni a fianco a me che non capiva bene perchè l’avessi svegliata e perchè continuassi a piangere davanti a questo uomo che diceva cose per lei di una noia mortale. E poi l’ho invidiata, perchè lei è Americana e Barack Obama è il suo Presidente, non il mio…So che delle promesse che ci si attendeva da Obama molte non sono state mantenute, che ancora si aspetta la chiusura di Guantanamo, che la riforma sanitaria stenta a decollare, che il tanto professato impegno nella lotta al surriscaldamento globale trova ostacoli continui entro le stesse mura di casa, che l’annunciato ritiro dall’Iraq si scontra con la decisione di rinforzare le truppe in Afghanistan e con la difficoltà di accompagnare i feretri dei militari caduti. A tutto ciò fa da cornice un quadro economico ancora preoccupante e le crescenti accuse di essere un presidente più attento al culto dell’immagine personale che a risolvere i problemi di casa. Io penso che quando le aspettative sono così forti e così lungamente attese sia quasi matematico che segua una stagione fatta di critiche, dubbi e delusione. E’ fisiologico. In fondo quello che ci si aspettava da lui era un vero miracolo, lo abbiamo trattato come fosse un Messia, un Salvatore. Anche noi italiani solitamente così arroganti e snob nei confronti di un’America che consideriamo nella migliore delle ipotesi provinciale e ottusa ci siamo buttati a sostenerlo con un entusiasmo esagerato, quasi infantile, come se quelle briciole di condivisione di un sogno non nostro ci bastassero a distrarci dalla realtà stagnante di un panorama politico più rassomigliante alla terra dei morti viventi. Non si cambia il mondo in un giorno, ma neanche in un anno. Io non ho perso fiducia in lui, anche perchè credo che l’America sia migliore di come fosse prima del 4 novembre 2008. E quindi ad un anno dalla sua elezione posso dire di voler ancora puntare su di lui. Io in questo sogno voglio ancora crederci. Ne ho bisogno. Ho bisogno di continuare a credere che nonostante le critiche possano essere serie, fondate e motivate, questa sia la strada da percorrere, questi siano gli obbiettivi da raggiungere, e lui sia l’uomo per farlo. Penso anche che il Nobel per la Pace che gli è stato recentemente conferito, al di là di tutte le polemiche che ha sollevato, abbia in realtà anche questo significato. La comunità internazionale ha voluto dimostrargli la sua fiducia e sostegno e ritengo sia stato un gesto politicamente e simbolicamente molto importante. Io non so se sarà ricordato per essere stato il più grande presidente della storia degli Stati Uniti. So che voglio ancora crederci, per me, per mia figlia, per tutti noi.



Scritto da: ciriolina
… sul fatto che in un solo anno si combini poco, nulla da ridire. Sul Nobel, stendiamo un velo di pietoso silenzio, un clamoroso abbaglio! Sulle vicende della politica americana, il partito repubblicano che sembrava sepolto ha dimostrato di essere ancora vitale. Solo in Italia se si perde una elezione si pensa alla fine della democrazia. Si ha una visione infantile delle competizioni elettorali. Bush è stato alla casa bianca 8 anni, poi son totrnati i democratici. Nel 2012 ci sarà una verifica elettorale. Nel 2016 ci sarà una nuova elezione e così via… In Italia si drammatizza ogni anno, si parli del comune di bitonto o di palazzo chigi, siamo ridicoli! Pensi la sinistra a proporre una politica e dei volti nuovi piuttosto che gridare al caimano. Bush ha scatenato più di una guerra, ha speso cifre inimmaginabili per le armi. Ora è scomparso dalle scene. Perchè in Italy non si manda mai a casa nessuno ?
Scritto da: Lorenzo Del Boca: sì alla piazza telematica, ma l’informazione è altro | DaringToDo.com
[…] LDB – Prendiamo un esempio: l’elezione di Obama. E’ evidente che all’indomani del successo elettorale, la gente – in tutto il mondo – sapeva benissimo cosa fosse accaduto. Anche i giornali d’altro canto, non hanno potuto fare a meno di dare la notizia. Ma il loro mestiere va oltre, ed è quello di approfondire, di dare alla gente la possibilità di capire ciò che accade. I giornali non solo devono dare la notizia ma devono spiegarla, e soprattutto non devono scioccare il lettore, ma metterlo in condizione di comprendere. […]